La gatta del condominio

3 maggio 2012

Chissà dove sei, gatto del condominio, anzi gatta, dove ti trovi, tu mi fissavi tutti i giorni quando scendevo nel box.

Mi fissavi anche ogni volta che dal mio balcone del secondo piano sbattevo i tappeti. Mi affacciavo per controllare che tu fossi distesa nel quadrato dl’erba circondato dai palazzi, nel punto più caldo d’inverno, nel punto più fresco d’estate.  E anche lì, alzavi la testa e poi mi fissavi.

Il primo giorno che ti incontrai, quando arrivai in questa casa, ti presentai ai miei figli, sicuro che avresti dato loro qualcosa, così come fece Minù, il gatto del condominio di quand’ero io piccolo. Minù faceva scappare gli altri gatti, lui era il padrone, cacciava i topi che infestevano le cantine …

Ma tu .. tu sei sempre stata diversa: non eri selvatica, eri mansueta, non ti ho mai visto cacciare gli uccellini, non correvi, quasi aristocratica. Placida, buona, color benzina e macchie biancastre. Dove sei ora? Negli ultimi tempi eri malata, eri cieca, faticavi a muoverti, non scappavi più. Rassegnata o senza più coscienza?

Invidiavo chi ti curava, chi ti dava il cibo sempre al solito orario. Eri più fedele, eri amica di chi ti voleva bene. Aspettavi tutti i giorni al solito posto colorando questi muri spenti e anonimi.. Aspettavi tutta la notte e tutto il giorno. Lì.

Solo una volta ti ho accarrezzato, solo una volta, in tanti anni, quando eri già vecchia, quella malattia, quella cecità, quel fastidio tremendo che sopportavi. Un’infezione … chissà se inguaribile.

Ah, ecco, ora il tuo nome, che cercavo. Rossella! Questo dice che sei femmina, perché io, ignorante, non so sei gatta o gatto, maschio o femmina.

Ora sento la tua assenza. Dove il tuo spirito? Vivi ora nel paradiso? Tante scodelle, tanto latte che poi non bevevi, non quelle scatolette che pur ti piacevano, cibo raffinato, fresco.

Rosella sapevi che ti osservavo, che mi domandavo, qualcosa. Un mistero, i tuoi occhi che scrutano e quella distanza di sicurezza, mantenuta sempre. Potevo immaginare che siamo nemici.

Ma tu sei sempre al solito posto, dietro il cespuglio, lì nel giardino, nelle scale quotidiane che portano al mio box.