Le parole sono finestre (oppure muri) ?

Marical mi invita al gruppo di discussione sul bullismo presente su aNobii.

Nei thread del gruppo di discussione si racconta spesso la propria esperienza sia come genitore, sia come educatore, sia come ex- vittima di bullismo.

Ci sono punti di vista differenti: chi è genitore da colpa a TV, Videogame e Internet; chi, invece, non lo è, da colpa a madri e padri, incapaci di educare i propri figli.

C’è molto interesse su questo tema e l’approccio di Marical è innovativo: si affronta il problema usando come volano la grande rete per condivere idee, informazioni e libri che parlano del bullismo.

Ecco il suo ultimo suggerimento: la lettura del libro di Rosenberg sulla comunicazione non violenta: intitolato Le parole sono finestre (oppure muri)?”.

In fondo in fondo, il bulllismo potrebbe essere anche questo: un problema di comunicazione.

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2 Responses to Le parole sono finestre (oppure muri) ?

  1. Maria ha detto:

    Ciao Gianluca 🙂

    GRAZIE di questa importante segnalazione!

    Hai ragione: è davvero un problema di comunicazione. Una delle possibili spiegazioni è che i bulli e le bulle non sappiano litigare per l’incapacità di gestire i conflitti… 😦

    Se lo credi opportuno, invita pure chiunque pensi possa essere interessato all’argomento!

    Buon week end

  2. bangiu ha detto:

    Che interessanti i link che hai segnalato, Gianluca! Grazie!
    All’università tempo fa abbiamo letto “Arte di ascoltare e mondi possibili” di Marianella Sclavi. Per me è stato una rivelazione… Non lo tengo tra i libri “di studio”, ma nel mio scaffale dei libri preferiti… 🙂

    http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=1474

    ARTE DI ASCOLTARE E MONDI POSSIBILI
    Come si esce dalle cornici di cui siamo parte

    Le sette regole dell’arte di ascoltare:
    1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
    2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
    3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
    4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
    5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
    6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
    7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

    Tutti noi, se la nostra vita non è completamente manicomiale, mettiamo in pratica esperienze di osservazione guidata dall’ascolto attivo. Lo scopo di questo libro è di renderci consapevoli di cosa facciamo quando ci riusciamo, in modo da permetterci di riflettere su queste dinamiche e darci la possibilità di metterle in atto sistematicamente e volontarimente ogniqualvolta lo riteniamo necessario.

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